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Dino Damiani nato a Grignasco, la “capitale del mobile valsesiano”, a quindici anni entra come “apprendista scultore” nella bottega di un artigiano mobiliere: vi rimase quattro anni, imparando i rudimenti del mestiere. Contemporaneamente frequentò per cinque anni la scuola d’arte varallese: la storica Scuola Barolo, dapprima sotto la giuda dello scultore Arturo Farinoni, poi del Maestro Lino Tosi. Qualche anno più tardi conobbe lo scultore Peppino Sacchi e per due anni frequentò il suo studio ad Auzate (Gozzano). Avendo alle spalle una ormai solida preparazione ed una tecnica che era andata affinandosi, a Cellio nel 1996 partecipa al suo primo Simposium di scultura, cui seguirono estemporanee e concorsi, nei quali riportò numerosi premi e giudizi lusinghieri che lo indussero a proseguire ed a diversificare il suo modo di scolpire, utilizzando anche materiali diversi dal legno. Oggi, trascorsi dieci anni dagli esordi, ha tentato di tracciare un bilancio del suo lavoro, ma scoperto che la strada da percorrere è ancora lunga: guardando indietro si delineano alcune tappe importanti, ma il futuro è tutto da scolpire.
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